Prescrizione Contributi non versati: Dopo quanto tempo i contributi cadono in prescrizione?

21 Giu, 2018

Prescrizione Contributi non versati: Dopo quanto tempo i contributi cadono in prescrizione?

Prescrizione Contributi non versati: Dopo quanto tempo i contributi cadono in prescrizione?

I Contributi non accreditati devono essere richiesti entro 5 anni, dopo di che questi cadono in prescrizione e non sono più validi ai fini previdenziali.

Dovete sapere che i contributi non versati dopo un certo numero di anni vanno persi e non sono più utili ai fini previdenziali. Anche i contributi, infatti, sono soggetti a prescrizione e per questo motivo una volta scaduti i termini non possono più essere riscattati e considerati per la pensione.

Può accadere che facendo l’estratto conto contributivo utilizzando il servizio dedicato dell’INPS vi rendiate conto che ci sono dei periodi in cui pur avendo lavorato non sono coperti da contributi previdenziali.

Ciò può dipendere da un errore dell’INPS, oppure dal fatto che il vostro datore di lavoro non abbia adempiuto ai propri obblighi dimenticando di versare i contributi previdenziali per il periodo d’impiego.

In entrambi i casi è importante provvedere prima che scattino i termini della prescrizione previsti per i contributi previdenziali; bisogna sottolineare però che anche nel caso in cui i contributi siano caduti in prescrizione è comunque possibile recuperarli di seguito vi spiegheremo come.

Nel linguaggio giuridico con prescrizione si intende l’estinzione di un diritto qualora il titolare non lo eserciti per il termine determinato dalla legge. I termini della prescrizione sono variabili e per quanto riguarda i contributi previdenziali è di 5 anni.

I termini della prescrizione, in questo caso, si calcolano dal momento in cui sarebbe dovuto avvenire il versamento dei contributi. Scaduti 5 anni senza che il titolare richieda i contributi non accreditati questi saranno persi e non avranno più alcuna utilità in ambito previdenziale.

Tuttavia, nel caso in cui il mancato accredito dei contributi dipenda da un’inadempienza da parte del datore di lavoro e il dipendente nel frattempo abbia presentato una denuncia nei suoi confronti, il termine della prescrizione si allunga a 10 anni. Sarà l’INPS, quindi, a dover procedere con il loro recupero prima che questi vadano persi per avvenuta prescrizione.

Qualora il termine della prescrizione non sia ancora scaduto sarà possibile chiedere l’accredito dei contributi non presenti sul proprio estratto conto contributivo.

Ad esempio, se siete sicuri che si tratti di un errore commesso dall’INPS e che il vostro datore di lavoro vi abbia riconosciuto quanto dovuto, allora vi basterà segnalare la mancanza all’INPS e chiedere la regolarizzazione della vostra posizione.

In questo caso potete aprire una segnalazione contributiva tramite la modalità telematica disponibile nell’area “Ricorsi Online” (sezione “Servizi per il cittadino”) del sito INPS. Per farlo, però, dovrete essere registrati al sito ed essere in possesso del PIN INPS.

Naturalmente prima di fare la segnalazione dovete essere sicuri di avere tutti i documenti necessari a supporto della vostra tesi, così da dimostrare all’INPS che l’errore contestato è stato effettivamente commesso.

Nel caso in cui i contributi non siano stati versati dal datore di lavoro stesso allora il dipendente potrà denunciarlo e citarlo in giudizio chiedendo la regolarizzazione e il risarcimento del danno. In questo caso i tempi per la prescrizione – come anticipato – si allungano a 10 anni.

Tuttavia scaduto questo termine il lavoratore perderà tutti i diritti sui contributi non versati dal datore di lavoro, anche nel caso in cui il Tribunale si esprima in suo favore. Quindi in caso di sentenza positiva il dipendente danneggiato avrà diritto al risarcimento ma non alla regolarizzazione della propria posizione contributiva.

Tuttavia c’è un modo per non perdere totalmente i contributi non versati e caduti in prescrizione: la costituzione della rendita vitalizia.

Con questo strumento al dipendente viene riconosciuta una rendita che ha la funzione di compensare l’importo perso a causa del mancato versamento dei contributi. Per calcolare qual è l’importo della rendita, quindi, bisogna effettuare la differenza tra quanto sarebbe spettato nel caso in cui i contributi mancanti fossero stati regolarmente accreditati e l’importo della pensione attuale.

La rendita può essere versata sia dal datore di lavoro, il quale così rimedierà al danno causato al dipendente, che dal lavoratore danneggiato, sia se ancora in attività che se pensionato. Per maggiori informazioni, qui le istruzioni INPS su come richiedere la rendita e qual è la sua utilità.

La Redazione di Venetoeccellenze