Pensioni più alte dal 2019 grazie alla nuova rivalutazione, ma non per tutti

11 Mag, 2018

Pensioni più alte dal 2019 grazie alla nuova rivalutazione, ma non per tutti

 

Pensioni più alte dal 2019 grazie alla nuova rivalutazione, ma non per tutti

Nuova rivalutazione delle pensioni dal 1° gennaio 2019: ritorno al passato dopo il blocco della perequazione voluto dalla Fornero e la fase transitoria approvata da Letta.

A partire dal 1° gennaio 2019 entreranno in vigore diverse novità sulle pensioni: come noto cambieranno i requisiti per la pensione di vecchiaia e di anzianità, ma ci saranno delle modifiche anche per il sistema di rivalutazione dei trattamenti previdenziali.

Ciò comporterà un vantaggio, specialmente per coloro che oggi percepiscono una pensione di importo elevato. Saranno questi, infatti a beneficiare maggiormente del ritorno a quanto stabilito dalla legge 388/2000 in tema di rivalutazione dei trattamenti pensionistici.

Cos’è la rivalutazione e perché è importante?

Ma andiamo con ordine per capire quali sono le novità che ci attendono dal 1° gennaio prossimo. Come prima cosa dobbiamo fare chiarezza su cos’è la rivalutazione delle pensioni e perché questo strumento è molto importante.

Si tratta di uno strumento con cui gli importi delle prestazioni sociali vengono adeguati all’aumento del costo della vita rilevato dall’ISTAT. Questo processo è conosciuto anche con il nome di perequazione.

Le prestazioni sociali che giovano di questo adeguamento sono tutte quelle erogate dalla previdenza pubblica, quindi non solo le pensioni dirette (pensione di vecchiaia e di anzianità) ma anche quelle indirette (superstiti).

Inoltre è bene sottolineare che la rivalutazione riguarda anche quei trattamenti previdenziali che hanno beneficiato dell’integrazione al minimo sulla pensione.

L’importanza di questo strumento è facilmente intuibile: adeguando l’importo della pensione all’incremento dell’inflazione, infatti, questo mantiene inalterato il potere di acquisto dell’assegno nonostante l’avanzare degli anni.

Come funziona la rivalutazione oggi

Oggi i criteri della rivalutazione della pensione ai quali fare riferimento sono quelli descritti dalla legge 174/2013, con la quale è stato introdotta una fase transitoria che ha sbloccato la perequazione.

La riforma Fornero del 2011, infatti, ha bloccato la rivalutazione della pensione per il 2012 e 2013; una parentesi alla quale ha messo fine la legge 174/2013 con la quale è stata introdotta una fase transitoria per il ripristino graduale della precedente normativa.

Inizialmente la scadenza di questa fase transitoria era prevista per il 31 dicembre 2016, ma la Legge di Bilancio di quell’anno l’ha prorogata per altri due per finanziare alcuni temi della riforma delle pensioni (Opzione Donna su tutte).

La nuova scadenza quindi è stata fissata al 31 dicembre 2018, dopodiché ci sarà un ritorno alla precedente normativa (della quale vi parleremo in seguito).

Nel dettaglio, la fase transitoria ha stabilito che la rivalutazione sarebbe avvenuta in maniera differente a seconda dell’importo della pensione. Ovvero:

  • 100%: se l’importo è inferiore a 3 volte il trattamento minimo INPS che per il 2018 è pari a 507,42€ (quindi la pensione deve essere inferiore a 1.505,67€);
  • 95%: se l’importo è compreso tra 1.505,67€ (3 volte il trattamento minimo) e 2.007,56 euro (4 volte);
  • 75%: importo compreso tra 2.007,56 euro (4 volte) e 2.509,45 euro (5 volte);
  • 50%: importo compreso tra 2.509,45 euro (5 volte) e 3.011,34 euro (6 volte);
  • 45%: importo superiore a 3.011,34 euro (6 volte).

Nella fase transitoria quindi sono previste 5 diverse fasce di reddito; dal prossimo anno però queste saranno ridotte a 3, per un vantaggio notevole per coloro che hanno una pensione piuttosto elevata.

Come cambia la rivalutazione delle pensioni dal 2019

Dal 1° gennaio 2019 saranno ripristinate le fasce di reddito – con le relative percentuali – contenute nella legge 388/2000. Nel dettaglio, saranno le seguenti:

  • 100% per le pensioni di importo inferiore a tre volte il trattamento minimo (che oggi è 507,42 € ma subirà una piccola variazione nel 2019);
  • 90% per gli assegni di importo compreso tra 3 e 5 volte il trattamento minimo;
  • 75% per le pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo.

Quindi mentre oggi una pensione di importo lordo pari 3 mila euro viene rivalutata del 45% dell’aumento dell’inflazione, con le percentuali che entreranno in vigore il prossimo anno la perequazione sarà del 75%. Un bel vantaggio per le pensioni di importo elevato, mentre per chi percepisce un assegno di importo inferiore ai 1.500 euro non ci saranno cambiamenti.

Ci sarà inoltre un ritorno al sistema che prevede la rivalutazione su fasce di importo e non più a scaglioni singoli di importo.

Ciò significa che la pensione sarà rivalutata in maniera piena fino a tre volte l’importo del trattamento minimo, al 90% la parte che non eccede 5 volte il trattamento minimo e al 75% il resto.

Prendiamo come esempio la solita pensione di 3.000 euro lordi. Questa sarà rivalutata al 100% per la metà (1.500€, ovvero tre volte il trattamento minimo), al 90% per ulteriori 1.000€ (5 volte il trattamento minimo, quindi 2.509,45€) e al 75% per i restanti 500€.

Il Patronato di Casartigiani Padova e Polesine e SNA Trasporto Merci e Persone, la nostra responsabile Katia Gasparini.