Pensione con Quota 100 non conviene: assegno ridotto fino al 30%

10 Dic, 2018

Pensione con Quota 100 non conviene: assegno ridotto fino al 30%

Secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio andando in pensione con Quota 100 si rischia di perdere fino al 100% dell’assegno previdenziale.

Andare in pensione con Quota 100 non (sempre) conviene. A dirlo è un approfondimento sulla nuova misura per il pensionamento anticipato effettuato dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, secondo il quale chi andrà in pensione con Quota 100 dovrà rinunciare ad una buona parte dell’assegno previdenziale.

Del fatto che andando in pensione con Quota 100 si sarebbe percepito un assegno più basso rispetto a quello ottenuto al raggiungimento della pensione di vecchiaia ne aveva già parlato Tito Boeri; i timori del Presidente dell’Inps adesso sono stati confermati dall’UPB, secondo il quale la penalizzazione sull’assegno previdenziale per coloro che andranno in pensione con Quota 100 sarà minimo del 5%, fino ad un massimo del 30%.

Ecco perché anche se sono circa 475.000 i potenziali beneficiari di Quota 100 nel 2019 (di cui 437.000 ancora contribuenti attivi), ad andare in pensione effettivamente con questa misura potrebbero essere molti di meno.

Non tutti, infatti, sono disposti a smettere di lavorare in anticipo rischiando nel contempo di percepire una pensione troppo bassa per far fronte alle spese quotidiane. Specialmente coloro che hanno lavorato per pochi anni, percependo degli stipendi non particolarmente elevati, quindi, potrebbero decidere di continuare a lavorare fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, così da incrementare il proprio montante contributivo.

Perché andare in pensione con Quota 100 non conviene

Prima di andare avanti è bene ricordare che la penalizzazione sull’assegno previdenziale per coloro che vanno in pensione con Quota 100 non dipende dall’applicazione di diverse regole di calcolo dell’assegno, come invece succede per Opzione Donna con la quale avviene un ricalcolo contributivo della pensione.

Semplicemente la riduzione dell’assegno dipende dal fatto che lavorando di meno il lavoratore rinuncia ad una parte di potenziali versamenti contributivi.

Come noto questi sono fondamentali nel calcolo contributivo della pensione, che si applica a partire dal:

  • 1° gennaio 1996: per coloro che non hanno maturato 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995;
  • 1° gennaio 2012: per coloro che hanno maturato 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995.

Questo è un sistema più penalizzante rispetto al precedente metodo retributivo per il calcolo della pensione, dal momento che l’importo dell’assegno previdenziale dipende esclusivamente dall’ammontare dei contributi versati dal lavoratore nel corso della carriera.

Ecco perché lavorando per meno anni si rinuncia inevitabilmente a quella parte di pensione che si sarebbe percepita al raggiungimento della pensione di vecchiaia che, ricordiamo, dal 2019 si ottiene al compimento del 67° anno di età se nel contempo il lavoratore ha maturato 20 anni di contributi.

Ma di quanto sarà la penalizzazione? Ovviamente dipende dalla posizione contributiva del lavoratore; tuttavia, secondo le stime dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, si parte da un 5% in meno per coloro che vanno in pensione a 66 anni (con almeno 38 di contributi), anticipando quindi il collocamento in quiescenza di un solo anno, fino ad arrivare al 30% in meno per chi va in pensione a 62 anni (e 38 di contributi).

A tal proposito vi suggeriamo, prima di decidere se andare in pensione nel 2019, di verificare qual è l’importo dell’assegno da voi maturato; per farlo potete utilizzare il servizio Inps apposito. Se è abbastanza elevato e credete che sia sufficiente per far fronte alle spese che dovrete sostenere allora potete ricorrere a Quota 100; in caso contrario vi consigliamo di pensarci bene così da non rischiare di trovarvi in difficoltà.

A tal proposito vi ricordiamo che una volta andati in pensione con Quota 100 non potrete “tornare indietro”; non si può, infatti, riprendere a lavorare dal momento che il Governo intende introdurre il divieto di cumulo reddito/pensione (per i primi due anni) per coloro che accedono a questa misura per il pensionamento anticipato.

Chi andrà in pensione con Quota 100

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha poi effettuato una panoramica dei potenziali beneficiari di Quota 100; come anticipato si tratta di una platea di 475.000 persone, di cui il 90% possiede i requisiti (38 anni di contributi e almeno 62 anni di età) già nel 2018, mentre solo il 10% li maturerà nel 2019.

Di questi, il 68% è rappresentato da uomini, a conferma che per le donne raggiungere i requisiti di Quota 100 è più difficoltoso. Il 43% è invece rappresentato da dipendenti privati, mentre il 36% da dipendenti pubblici; per quanto riguarda l’importo dell’assegno previdenziale, si stima invece una pensione media di 33.000€ per i lavoratori subordinati, 18.000€ per gli autonomi.

Il Direttore Rete di Veneto Eccellenze