Pensione autonomi 2019 e Pensione con Quota 100: il testo del decreto in anteprima spiegato in ogni punto: le novità

25 Feb, 2019

Pensione autonomi 2019 e Pensione con Quota 100: il testo del decreto in anteprima spiegato in ogni punto: le novità

La Legge di Bilancio 2019 porta con sé diverse novità sul fronte pensione per i lavoratori autonomi: ecco cosa cambia da quest’anno.

Viste le tante novità sul fronte pensioni in vigore nel 2019, abbiamo deciso di fare un focus per i lavoratori autonomi mettendo in risalto tutti i cambiamenti in programma.

Nel dettaglio, per quanto riguarda la pensione dei lavoratori autonomi sono tre le novità da segnalare:

  • il ritorno dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale,
  • il saldo e stralcio dei contributi
  • la proroga di Opzione Donnacon quest’ultima che prevede delle regole differenti per le lavoratrici autonome.

Ovviamente anche le altre novità pensioni, come ad esempio Quota 100 e il blocco dell’età pensionabile per la pensione anticipata, valgono per gli autonomi così come per i dipendenti, tuttavia in questo caso le regole sono le stesse per tutti i lavoratori quindi è inutile parlarne in un approfondimento ad hoc. Se volete approfondire il funzionamento di Quota 100 vi invitiamo quindi a consultare la parte sottostante a questo focus sempre su questo articolo..

Ma torniamo a parlare delle tre novità previste per i lavoratori autonomi partendo dalla prima: la conferma, a sorpresa, dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale, non più in vigore dal 31 dicembre 2016.

Commercianti: torna l’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività

È stata la Legge di Bilancio 2019 a confermare l’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale. Si tratta di un contributo che permette al commerciante di smettere di lavorare e chiudere l’attività prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia, percependo una rendita pari al trattamento minimo di pensione (513,01€ nel 2019) negli anni che lo separano dal pensionamento.

Per percepire questa rendita, però, è necessario che l’interessato chiuda definitivamente la propria attività, rottamando la licenza.

Negli anni scorsi questa misura è sempre stata prorogata di anno in anno, fino al 31 dicembre 2016 quando la manovra finanziaria del 2017 non ha provveduto ad una conferma. Dopo due anni di stallo, quindi, questa misura è stata nuovamente confermata e – novità assoluta – non è prevista alcuna data di scadenza. Quindi l’indennizzo si potrà richiedere dal 1° gennaio 2019 fino a data da destinarsi.

Nel dettaglio, possono accedere a questa misura:

  • esercenti, in qualità di titolari o collaboratori, di attività commerciale al minuto in sede fissa o ambulante;
  • gestori di bar o ristoranti;
  • agenti e rappresentanti di commercio.

Parimenti, gli interessati devono avere un’età anagrafica pari almeno a 62 anni se uomini, 57 anni se donne; inoltre, al momento della cessazione dell’attività devono risultare iscritti almeno da 5 anni, nella gestione degli esercenti attività commerciali dell’Inps.

Questa misura sarà finanziata tramite un’aliquota contributiva dello 0,09% dovuta dagli iscritti alla gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali.

Omesso versamento dei contributi: saldo e stralcio

Un’altra novità contenuta nella Legge di Bilancio 2019 è quella per cui ai lavoratori autonomi, nonché ai liberi professionisti, viene consentito di versare i contributi previdenziali omessi negli anni in misura ridotta, ma solamente se versano in una condizione di difficoltà economica.

Ma cosa significa “difficoltà economica”? Come si legge nel comma 184° (e successivi) dell’articolo 1 della Legge di Bilancio, questa possibilità è riservata alle persone fisiche che hanno un valore ISEE – riferito al proprio nucleo familiare – non superiore ai 20 mila euro. In alternativa, alla data di presentazione della dichiarazione di adesione – che va presentata entro il 30 aprile prossimo – risulta essere già presentata la procedura di liquidazione dei beni per sovra indebitamento.

Il vantaggio di questa misura è che il debitore beneficia di un abbattimento delle sanzioni e degli interessi di mora.

In questo provvedimento rientrano i debiti riferiti a incarichi affidati all’Agente di Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017derivanti dai contributi previdenziali dovuti all’Inps o alle casse professionali. A seconda della situazione economica dell’interessato, questo può saldare il tutto in misura ridotta:

  • ISEE fino a 8.500€: 16% delle somme dovute (compresi interessi di ritardata iscrizione);
  • ISEE compreso tra 8.500,01€ e 12.500€: 20% delle somme dovute;
  • ISEE compreso tra 12.500,01€ e 20.000€: 35% delle somme dovute.
  • apertura della procedura di liquidazione dei beni per sovraindebitamento: 10% delle somme dovute.

Ricordiamo che la domanda per l’omesso versamento dei contributi previdenziali va presentata entro il 30 aprile 2019. L’importo dovuto, invece, possono essere versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2019 o, in alternativa, aderendo ad un piano di rateizzazione così suddiviso:

  • 35% entro il 30 novembre 2019;
  • 20% entro il 31 marzo 2020;
  • 15% entro il 31 luglio 2020;
  • 15% entro marzo 2021;
  • 15% entro il 31 luglio 2021.

Opzione Donna: come funziona per le lavoratrici autonome

Infine, ultima novità per il 2019 è la proroga di Opzione Donna, la misura che consente alle lavoratrici – sia dipendenti che autonome – di anticipare la pensione una volta maturati 35 anni di contributi (effettivi, non si tiene conto quindi dei contributi figurativi).

Come anticipato, però, ci sono delle regole differenti per le lavoratrici autonome: queste, infatti, devono aver compiuto almeno 59 anni di età per poter anticipare la pensione. Inoltre, dalla maturazione dei suddetti requisiti al conseguimento del trattamento previdenziale è necessario che siano trascorsi i 18 mesi della finestra mobile.

Quindi, concretamente una lavoratrice autonoma che ricorre ad Opzione Donna andrà in pensione all’età di 60 anni e mezzo.

Ricordiamo, inoltre, che Opzione Donna prevede che la lavoratrice – sia autonoma che subordinata – accetti il ricalcolo contributivo della pensione, con una penalizzazione quindi sull’assegno previdenziale.

Quota 100 è in dirittura d’arrivo: svelato il testo del decreto con cui sarà attuata la riforma delle pensioni. Ecco tutte le novità spiegate punto per punto.

Entro il fine settimana il Governo potrebbe approvare il testo del decreto per Quota 100 e per il reddito di cittadinanza. Dopo le promesse fatte in questi mesi, quindi, la riforma delle pensioni sta per diventare realtà.

Su Quota 100 si conosce ormai tutto (o quasi): in queste ore, però, è stato svelato il testo del decreto – che potete scaricare di seguito – con il quale viene fatta chiarezza su ogni aspetto di questa misura, comprese le differenze che ci sono tra il pensionamento dei dipendenti pubblici e privati.

In attesa di possibili modifiche al testo del decreto, possiamo quindi vedere come funziona Quota 100, quali sono le tempistiche previste per andare in pensione in anticipo e quali sono le “penalizzazioni” introdotte dal Governo.

Lo faremo analizzando ogni singolo articolo del decreto (di cui trovate il testo completo alla fine dell’articolo) nel quale viene disciplinato il funzionamento di questa misura, nonché vengono specificati gli altri punti della riforma delle pensioni, come la proroga di Opzione Donna e il blocco dei requisiti per la pensione anticipata.

Quota 100: pensione anticipata con 62 anni di età e 38 anni di contributi

È nel Titolo II del testo del decreto (il Titolo I è dedicato al reddito di cittadinanza) che si parla di Quota 100. È qui, infatti, che vengono introdotte le nuove disposizioni per il pensionamento anticipato con un’età minima di 62 anni e 38 anni di contributi.

Nello specifico, è l’articolo 14 – composto da 10 commi – che vengono regolamentati gli aspetti generali di questa nuova misura per agevolare il pensionamento. Nel dettaglio, nei singoli commi viene specificato che:

  • I) Per il triennio 2019-2021 (confermata quindi la fase sperimentale triennale) gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima – gestite dall’Inps – nonché dalla gestione separata possono andare in pensione con un’età pari o superiore a 62 anni e con 38 anni di contribuzione.
  • II) Ai fini del conseguimento dei 38 anni di contributi gli iscritti a due o più gestioni previdenziali (che non siano già titolari di un trattamento previdenziale a carico di una delle gestioni) possono richiedere il cumulo dei contributi.
  • III) La pensione Quota 100 non è cumulabile con il reddito da lavoro. Quindi dal momento in cui vi è il collocamento in quiescenza e fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, non si può riprendere a lavorare. Il divieto non vale per le prestazioni occasionali, rispettando però il limite complessivo dei 5.000€ lordi annui.
  • IV) Chi ha maturato i requisiti per Quota 100 entro il 31 dicembre 2018può andare in pensione dal 1° aprile 2019.
  • V) Chi matura i requisiti per Quota 100 dal 1° gennaio 2019, invece, consegue il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dopo 3 mesi.
  • VI) In questo comma vengono specificate le regole differenti previste per i dipendenti pubblici che ricorrono a Quota 100. Vista la specificità del rapporto d’impiego nella Pubblica Amministrazione, infatti, viene stabilito che coloro che maturato i requisiti entro il 31 marzo 2019conseguono il diritto alla pensione a partire da luglio 2019. I dipendenti pubblici che ne maturano i requisiti dal 1° aprile, invece, devono attendere 6 mesi per conseguire il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico. Inoltre, la domanda di pensionamento va presentata – all’amministrazione di appartenenza – con almeno 6 mesi di anticipo. Il decreto poi solleva dalla risoluzione obbligatoria del rapporto di lavoro le amministrazioni pubbliche nei confronti di quei dipendenti che hanno maturato i requisiti per Quota 100; insomma, a decidere se accedere o no a questa misura può essere solamente il dipendente stesso, senza alcuna costrizione da parte dell’amministrazione di appartenenza.

Infine, il decreto specifica che non possono ricorrere a Quota 100 coloro che già hanno intrapreso un programma di esodo volontario, come ad esempio l’isopensione.

TFR/TFS, pagamento posticipato per i dipendenti pubblici

L’articolo 23 del decreto stabilisce che ai dipendenti pubblici che ricorrono a Quota 100 (o anche alla pensione anticipata) il pagamento dell’indennità di fine servizio è “corrisposta al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione stessa” secondo quanto stabilito dall’articolo 24 del decreto legge 201 del 6 dicembre 2011.

Dalla cessazione del servizio all’arrivo della liquidazione, quindi, bisognerà attendere almeno 24 mesi, più altri 3 mesi di “tolleranza”.

Resta salva comunque la possibilità per le singole amministrazioni di stipulare delle apposite convenzioni con gli istituti di credito per l’erogazione anticipata dell’indennità di fine servizio, con tassi d’interesse agevolati per i dipendenti.

Anticipare Quota 100 si può, ecco come

L’articolo 22 del decreto, invece, istituisce dei fondi di solidarietà bilaterali ai quali – per favorire il ricambio generazionale – viene data la possibilità di erogare un assegno straordinario per il sostegno del reddito in favore di quei dipendenti che decidono di smettere di lavorare fino ad un massimo di tre anni d’anticipo dal raggiungimento di Quota 100.

Quindi, si potrà smettere di lavorare a 59 anni e con 35 di contributi, ma solamente in presenza di accordi collettivi di secondo livello sottoscritti di concerto con i sindacati, nei quali viene stabilito il numero di lavoratori da assumere in sostituzione a coloro che accedono a questa misura.

Testo decreto Quota 100

Clicca qui per scaricare il testo del decreto dove – nel Titolo II – si parla di come funziona Quota 100 e di quali sono i requisiti e le tempistiche da rispettare per anticipare il pensionamento.

Il Direttore Generale Rete Veneto Eccellenze