Lo scudo fiscale non può mai coprire le violazioni in materia di Iva

30 Gen, 2020

Lo scudo fiscale non può mai coprire le violazioni in materia di Iva

Lo scudo fiscale non può mai coprire eventuali violazioni all’Iva e, in ogni caso, per essere validamente opposto a fronte di contestazioni dell’ufficio, il contribuente deve in qualche modo provare la riconducibilità dei maggiori imponibili accertati rispetto alle somme estere regolarizzate.
A fornire questi principi è la Corte di cassazione con la sentenza 34577 depositata ieri.
La vicenda oggetto della pronuncia trae origine da un accertamento di maggiori somme ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva; nei confronti di un contribuente che si era avvalso dello scudo fiscale.
Questi, in estrema sintesi, si difendeva eccependo che avendo effettuato lo scudo fiscale nei suoi confronti doveva ritenersi definitivamente precluso ogni tipo di accertamento di maggiore imponibile, fino a concorrenza della somma e dei beni “scudati”
L’ufficio eccepiva invece che gli importi regolarizzati non potessero essere ricondotti alla violazione contestata e pertanto il beneficio invocato non poteva essere accolto.
La Cassazione ha condivido la tesi dell’amministrazione. La sentenza ha rilevato che, in realtà, la normativa del tempo non prevedeva una sorta di “plafond” utilizzabile a piacimento del contribuente ma comportava la necessità di dimostrare una concreta correlazione oggettiva quantomeno di compatibilità – se non di immediata derivazione – oltre che cronologica e quantitativa tra il reddito accertato e la provenienza delle somme o dei beni rimpatriati o regolarizzati.
In altre parole, il reddito non dichiarato deve essere collegato alle somme oggetto di rimpatrio. Tale onere incombe sul contribuente che intende avvalersi della norma di favore e non costituisce una prova a carico dell’amministrazione.
Restano escluse dall’efficacia inibente dello scudo le fattispecie in cui l’accertamento abbia ad oggetto componenti estranei rispetto alle attività scudate e con essi non compatibili

La Cassazione ha poi esaminato la possibile estensione dello scudo a copertura di violazioni Iva, prima della espressa previsione normativa che ha espressamente inibito tale copertura
Secondo i giudici di legittimità, anche precedentemente alle modifiche normative, lo scudo non era idoneo ad inibire l’accertamento in materia di Iva e le relative sanzioni.
Una contraria interpretazione contrasterebbe con al normativa e la giurisprudenza comunitaria secondo a quale lo Stato membro non può preventivamente e definitivamente rinunciare all’accertamento Iva.

PDF Cassazione, sezione tributaria, sentenza 34577 del 30 dicembre 2019

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