Esterometro anche per minimi e forfettari?

29 Apr, 2019

Esterometro anche per minimi e forfettari?

Esterometro anche per minimi e forfettari? Nascono i dubbi sui soggetti obbligati, dopo la risposta all’interpello numero 85 del 2019, in cui l’Agenzia delle Entrate stabilisce l’obbligo di trasmissione dei dati per le operazioni non rilevanti ai fini IVA.

Esterometro anche per minimi e forfettari? La risposta all’interpello numero 85 del 27 marzo 2019 dell’Agenzia delle Entrate stabilisce l’obbligo di trasmissione dei dati per le operazioni non rilevanti ai fini IVA e apre la strada ai dubbi anche sui soggetti obbligati.

A una piccola impresa inglese, soggetto non passivo ai fini IVA e sprovvisto del cosiddetto “VAT number”, partita IVA d’oltremanica, che offre servizi di consulenza a soggetti passivi d’imposta italiani, l’Agenzia delle Entrate ha risposto che nell’esterometro vanno inserite tutte le operazioni che li riguardano da tutti i contribuenti, senza nessuna eccezione. Un chiarimento che spiazza, appesantisce l’adempimento e fa nascere nuovi interrogativi.

Esterometro anche per minimi e forfettari?

Il 28 marzo, infatti, il giornalista ed esperto de Il Sole 24 Ore Benedetto Santacroce, prendendo spunto dal chiarimento, sulle pagine del quotidiano ha posto l’accento sulle incertezze che riguardano il piano soggettivo: dalla legge non risulta chiaro se l’adempimento debba essere effettuato da tutti i soggetti passivi d’imposta residenti o stabiliti oppure se si riferisca solo a coloro che sono obbligati all’emissione della fattura elettronica.

In questo caso si escluderebbero i soggetti minimi e forfettari. La soluzione più plausibile a cui, però, si arriva sempre per interpretazione. Nella norma non c’è una risposta certa.

L’obbligo dell’esterometro viene introdotto dal decreto legislativo numero 127/2015, che all’articolo 1 comma 3-bis stabilisce:

“I soggetti passivi di cui al comma 3 trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati relativi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato, salvo quelle per le quali è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche secondo le modalità indicate nel comma 3. La trasmissione telematica è effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello della data del documento emesso ovvero a quello della data di ricezione del documento comprovante l’operazione”.

Il testo non individua direttamente chi è tenuto all’invio delle esterometro, ma rimanda al comma 3, che individua come obbligati i soggetti residenti o stabiliti (modifica introdotta dal DL 119/2018) nel territorio dello Stato”.

solo più avanti la norma esonera dall’obbligo di fatturazione elettronica i soggetti “che rientrano nel cosiddetto regime di vantaggio di cui all’articolo 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e quelli che applicano il regime forfettario di cui all’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190”.

Esterometro: quali regole applicare ai minimi e forfettari? I riferimenti per interpretare la legge

L’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica per minimi e forfettari fa decadere anche tutti gli adempimenti connessi? Una conseguenza ovvia, verrebbe da dire. Ma pur sempre un’interpretazione, che la risposta all’interpello numero 85 del 2019 fa vacillare.

Fino ad ora gli addetti ai lavori, anche durante incontri e conferenze dedicate al tema, hanno adottato una linea comune nell’interpretazione. Ma dopo che l’Agenzia delle Entrate ha stabilito che devono essere inserite nell’esterometro anche le operazioni non rilevanti ai fini IVA e che tutti i contribuenti residenti e stabiliti hanno l’obbligo di inviarlo, nasce il timore che in questo ragionamento debbano essere inclusi anche i minimi e i forfettari, pur non avendo obblighi IVA.

Prima che il chiarimento arrivi dagli uffici competenti, si cerca di puntellare l’interpretazione che vorrebbe escluderli, prendendo come riferimento altri adempimenti che stabiliscono regole più certe.

Ad esempio, non c’è nessun obbligo di trasmettere lo spesometro per chi applica i due regimi agevolati: per analogia, quindi, non ci dovrebbe essere un’imposizione neanche per l’esterometro.

Ha un posto, invece, nella lista degli adempimenti di minimi e forfettari la trasmissione degli elenchi INTRASTAT: è necessario, infatti, inviare i dati relativi alle vendite verso l’estero. Nello stesso interpello numero 85 del 27 marzo 2019, però, l’Agenzia delle Entrate sottolinea una differenza tra i due obblighi ed esclude che possano valere le stesse regole.

Un’affermazione certa sulla linea da adottare può arrivare solo dall’Agenzia delle Entrate. Ma a questo punto è legittimo il timore che la precisazione possa essere inaspettata e che possa appesantire l’adempimento, proprio come il chiarimento che ha riguardato le operazioni non rilevanti ai fini IVA.

Il Direttore Generale Rete di Veneto eccellenze