Ai pensionati spetta la Naspi?

6 Lug, 2018

Ai pensionati spetta la Naspi?

Ai pensionati spetta la Naspi?

Se il pensionato che ha continuato a lavorare perde il lavoro, ha diritto all’indennità di disoccupazione Naspi? Facciamo chiarezza.

Ci si chiede se al pensionato spetti o meno l’indennità di disoccupazione – la cosiddetta Naspi – in caso di interruzione dell’attività lavorativa.

In realtà prima di rispondere a questo quesito dobbiamo fare la distinzione tra due fattispecie: quella del lavoratore che smette di lavorare perché collocato in quiescenza e quella del pensionato che intraprende una nuova attività lavorativa per poi essere licenziato dall’azienda.

Sono molti infatti i pensionati che percependo un assegno previdenziale molto basso decidono comunque di continuare a lavorare percependo uno stipendio (e continuando a versare i contributi all’INPS). Come noto si ha diritto alla Naspi quando si perde il lavoro per cause indipendenti dalla propria volontà, ovvero in caso di licenziamento da parte dell’azienda, di mancato rinnovo contrattuale e di dimissioni per giusta causa.

Qualora il pensionato venga licenziato, quindi, avrebbe diritto o no alla Naspi? Scopriamolo.

Partiamo col dire che Naspi e pensione sono totalmente incompatibili.

Prendiamo ad esempio un lavoratore che smette di lavorare per il raggiungimento dei requisiti per la pensione ma che deve attendere diversi mesi prima della liquidazione della stessa. Nel tempo che passa dall’interruzione dell’attività lavorativa al pagamento del primo assegno previdenziale da parte dell’INPS questo ha diritto all’indennità di disoccupazione? Assolutamente no; la Legge Fornero, infatti, ha stabilito che si perde il diritto alla Naspi non appena si maturano i requisiti per la pensione.

Di conseguenza anche il pensionato che continua a lavorare per poi essere licenziato dall’azienda non può richiedere la Naspi, anche qualora ne soddisfi gli altri requisiti (possesso di almeno 13 settimane di contributi da lavoro dipendente negli ultimi 4 anni, e aver lavorato per almeno 30 giornate nell’ultimo anno).

Lo stesso dicasi per la Dis-Coll, ovvero l’indennità di disoccupazione che spetta a chi svolge un lavoro come parasubordinato ed è iscritto alla Gestione Separata. I pensionati, infatti, scontano un’aliquota ridotta del 24% e per questo non comprende l’assicurazione contro la disoccupazione.

C’è da dire però che non tutti i trattamenti pensionistici sono incompatibili con la Naspi. Quanto appena detto, infatti, vale solamente per le pensioni dirette, quali ad esempio la pensione di vecchiaia o quella anticipata, così come l’assegno ordinario d’invalidità.

Discorso differente per le pensioni indirette, come ad esempio la pensione di reversibilità. Infatti, se in caso di morte del pensionato un suo familiare superstite ottiene il riconoscimento di una pensione di reversibilità non perde automaticamente il diritto all’indennità di disoccupazione, poiché in caso di perdita del lavoro – per una delle suddette cause – potrebbe comunque richiedere la Naspi. Lo stesso vale per la pensione d’invalidità civile.

Tuttavia il titolare di una pensione di reversibilità deve rispettare le soglie massime di cumulo di redditi; l’attuale normativa, infatti, stabilisce che qualora il reddito superi tre volte il trattamento minimo (507€ per il 2018, quindi un reddito superiore a 1.521€) allora l’assegno della pensione verrà ridotto di una misura compresa tra il 25% e il 50%.

La Redazione di Venetoeccellenze